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“Aglie, fravaglie, fatture ca nun quaglie, sciò sciò cicciuvè ... ovvero 'a tristezza c'azzelleia i neuroni

April 21, 2017

"Sciò sciò ciucciuvè, uocchio, maluocchio… funecelle all’uocchio… aglio, fravaglio, fattura ca nun quaglia, corne e bicorne, cape’e alice e cape d’aglio… diavulillo diavulillo, jesce a dint’o pertusillo… sciò sciò ciucciuvè… jatevenne, sciò sciò …

(via civetta occhio malocchio e fune all’occhio aglio più aglio fattura che non prende corna e bicorna testa alici e teste di aglio, diavoletto esci dal buchetto, via via civette andate via via via)

 

 

 

L’efficacia del famoso ritornello che Pappagone (famoso personaggio napoletano impersonato da Peppino de Filippo) usava per scacciare le influenze negative dei tanti tristi predicatori di tragedie e sfortune - i cosiddetti “occhi secchi” tanto temuti dal superstizioso popolo napoletano - ha un fondamento scientifico ..?!

 

Per la scienza le “Civette, iettatrici” potrebbero essere tutte quelle persone che si lamentano, chiacchierano senza un fine costruttivo o soluzioni propositive, diffondendo “energie negative” in grado di influenzare gli stati  psicofisici di chi gli sta vicino.

 

Vittorio Gallese neuroscienziato (uno dei maggiori studiosi – in odore di Nobel -  dei “neuroni specchio”) ci spiega che "l’Uomo  è dotato di una Intelligenza Emotiva, che il cervello è programmato per emozionarsi perchè le emozioni agiscono a livello neuronale e sono fondamentali per decodificare il mondo che ci circonda orientando il nostro comportamento e le nostre relazioni sociali. Dunque l’Empatia non è una attitudine caratteriale, ma un processo neuronale, influenzabile da fattori esterni." Gli studi in  Neurofisiologia stanno dimostrando  “la capacità di parti del cervello umano di attivarsi alla percezione delle emozioni altrui, espresse con moti del volto, gesti e suoni; la capacità di codificare istantaneamente questa percezione in termini ‘viscero-motori’, rende ogni individuo in grado di agire in base a un meccanismo neurale per ottenere quella che gli scopritori chiamano 'partecipazione empatica'. Dunque un comportamento bio-sociale, ad un livello che precede la comunicazione linguistica, il quale caratterizza e soprattutto orienta le relazioni inter-individuali, che sono poi alla base dell'intero comportamento sociale”,  “fino al punto di modificare i processi neuronali di una persona.”

 

È stato scientificamente provato, che alcune 'risonanze empatiche' , caratteristiche delle lamentele e delle chiacchiere,  spengono letteralmente i neuroni dell’ippocampo, quelli  che sono preposti anche alla risoluzione dei problemi.

Rimanere esposti per più di trenta minuti ad “energie negative” diffuse da persone fisicamente vicine (o, anche attraverso i media) che si lamentano -  e diffondono concetti che il nostro cervello 'codifica' considerandoli negativi -  provoca in alcuni soggetti danni effettivi a livello cerebrale.

“A livello fisiologico, le cellule del nostro cervello, se questo non è allenato, sono più orientate a specializzarsi per elaborare contenuti di basso livello, perdendo nel tempo in creatività e in capacità di risolvere le situazioni critiche, uscendo dalle difficoltà mettendo in moto l’inventiva”.

Nelle persone meno consapevoli, l’influenza di pensieri negativi (come, ad esempio, quelli correlati ad eventi di vita considerati sfortunati, alla crisi economica, al lavoro che scarseggia, alla politica corrotta ed inefficiente, …) nutre di maggiori “psico-energie” negative una determinata situazione in cui si trova una persona; a livello psicologico, in lui, si crea un circolo vizioso per cui tali pensieri negativi diverranno l’unica realtà per lui possibile.

 

Emozioni e coscienza sono impastate, nel bene e nel male.

“Studi dei gruppi di ricerca diretti da Antonio Damasio, della Iowa University, e da Joseph LeDoux, della New York University, hanno ripetutamente dimostrato che i processi decisionali e quelli di memorizzazione, strettamente collegati tra loro, dipendono in modo determinante dal circuito limbico, e cioè dalle aree cerebrali che elaborano le emozioni fondamentali. I primi anni del nuovo secolo sono stati ricchi di studi sulla neurobiologia delle emozioni. Anche con l'esteso uso delle immagini cerebrali si e riusciti a identificare le vie nervose che seguono le emozioni. Si può così apprezzare il significato profondo dei meccanismi emozionali, la loro universalità, i loro essere innati e la loro diffusione ad altre specie animali, confermando così la sostanza del bellissimo, misconosciuto e spesso travisato, lavoro di Charles Darwin sull'espressione delle emozioni nell'uomo e negli altri animali. Le emozioni fondamentali incarnano la nostra storia evolutiva come mammiferi sociali, forniscono schemi ancestrali di risposta alle sfide ambientali, entrando nei processi decisionali che producono comportamenti. In questo senso, e scientificamente assodato che siamo un impasto di emozioni e coscienza. Nel bene e nel male. Questo dato di fatto apre molti interrogativi non solo di tipo medico, e cioè relativi alla salute individuale, ma anche di tipo sociale e politico, e cioè relativi alle scelte delle nazioni e dei governi in merito alle relazioni tra i popoli e tra la nostra specie e gli ecosistemi terrestri.”

 

La vera svolta in questo affascinante campo di studi avviene con l’introduzione delle tecnologie digitali per il neuroimaging ed il progresso della ricerca in campo biomedico.  «Si sono identificati i collegamenti tra cervello, sistema endocrino e sistema immunitario. Questa vuol dire che le relazioni tra mente e corpo hanno abbandonato il terreno della congettura, del puro psicologismo. Adesso, non solo i canali di collegamento tra psiche e soma, ma anche le molecole mediatrici di questa rapporto sono state identificate.» (P.Pancheri, M.Biondi: Università La Sapienza Roma). «Noi abbiamo avuto la fortuna di vivere l'avventura scientifica della prima rivoluzione culturale dell' endocrinologia. Sino agli anni Sessanta la cultura medica generale avvolgeva in una nebbia esoterica gli studi sugli ormoni; la diagnostica era ancora largamente basata sull'osservazione descrittiva e l'impressione generale era che le malattie 'ormonali', prescindendo dalle tireopatie e dal diabete, fossero rare e, come tali, oggetto di curiosità o poco più. Mancava in sostanza una cultura biologica che recepisse quanto oggi, invece, sembra essere ovvio: l'esistenza di sistemi informativi cellulari integrati e interdipendenti, senza i quali l'organismo non può attuare il proprio programma genetico. Oggi, si sono identificati i collegamenti tra cervello, sistema endocrino e sistema immunitario. Sta sopravvenendo una seconda rivoluzione culturale, che coinvolge l'endocrinologia e, più in generale, i sistemi informativi dell'organismo. Stiamo realizzando che gli ormoni sono in realtà  informatori complessi, versatili, pluripotenti, non riconducibili a una singola formula molecolare ... né alle sole cellule endocrine; le loro omologie strutturali con prodotti di altri sistemi come le citolinfochine (prodotti del sistema immunitario), i neuropeptidi (prodotti del sistema nervoso), i fattori di crescita e di regolazione tessutale (prodotti ubiquitari), sono tali e tanti da far ritenere l’attività ormonale una sola delle potenziali funzioni.» (P.Marrama, A. Angeli).

 

In cosa consiste questa Rivoluzione Culturale? Nell’assunto fondamentale che considera l’Uomo come una inscindibile unità psicofisica e che -  in una visione olistica del corpo umano, nella consapevolezza che mente e corpo sono strettamente legati in virtù dell'unità psicofisica – esistono interconnessioni non solo nella relazione tra disturbo e la sua causa d'origine psichica (Psicosomatica), ma anche nella regolazione del benessere di una persona. Queste interconnessioni sono studiate dalla PsicoNeuroEndocrinoImmunologia (PNEI) “che è la scienza interdisciplinare che si occupa di fornire le basi biologiche della comunicazione bidirezionale fra i tre sistemi: endocrino, immunitario e neuropsicologico. Le basi teoriche e sperimentali della scienza PNEI rappresentano il cardine dell'interazione dell'assetto neuropsicologico e psicoemotivo con la sfera chimico-fisica e organica della vita biologica, in condizioni fisiologiche e patologiche. In astratto, si può affermare che un'efficace prevenzione delle malattie, in particolare di alcune, abbia luogo in prima battuta con un sistema di difesa PNEI performante e reattivo; oppure, si può affermare che lo stato psicoemotivo ed affettivo dell'individuo influenza o modifica il decorso di un evento patologico.”

 

E allora?  "Sciò sciò ciucciuvè ... 

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