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... ma io, chi song?

April 27, 2017

Andando in giro per la città tanti mi chiedono: "Uè uaglio’, Ma tu, chi sì?" ...

Beh! Effettivamente, “ma i chi song?” 

 

E allora, mi sono guardato attorno e mi sono chiesto " e mo' comm o' spieg’?" Improvvisamente, un ragazzino mi dice: "Vedi a google che ti dice!"

"Ma chi cazz' è Google … ?" Corro a casa, in mezzo ai libri …tutte le enciclopedie tengo! Speculum maius, Encyclopédie, Grand dictionnaire historique… perfino a Treccani …ma ‘stu Google nun ce steva!

“Ma cumm’è? I song a Conoscenza, a Cultura e Napule e nun sacc spiegà chi song? N'esist!”

 

Il problema è che lo devo spiegare soprattutto e’ guagliune, che pare m’hanno perso o ricordo. Anche per questo ho iniziato a fare ‘stu diario.

Comunque! Per non divagare… agg chiammat a Mario (nu guagliune conosciuto l'altro juorno ppe e' vicoli e' Napule) e ci dico: “Mario bell ‘e zì, vieni n’attimo: mi devi aiutare a capire che è ‘stu Google!”.

Dopo mezz’ora arriva e mi trova sommerso nei miei libri, e mi dice: “Pullicinè, che ci fai a terra in mezzo a tutti sti libri?… Google non sta lì. Guarda a me! Di che hai bisogno?”.

Improvvisamente da dentro uno zainetto caccia ‘na specie e televisore piccirillo piccirill’,  e all'intrasatta dint' 'a stu cos’ iesce ‘na scritta: Google;  dove Mario trase o’ nomm mio.

 

“Uanm! Duemilionitrecentocinquantamila risultati!”, mi dice.

 

E io mò che faccio?

Agg’ capit’ …  m’hanna aiutà gli amici: pecchè ognuno tene 'o sujo ‘e Pulcinella 'n cap!

 

E allora jamm bell! Spiegatolo vuje a me!

 

ALUEI, chist’ è o’ primmo che me l'ha spiegato.

 

La famosa maschera di Pulcinella, nota in tutto il mondo come simbolo del capoluogo campano è strettamente connessa al culto delle anime dei defunti. Le origini si perdono nella notte dei tempi. Il nome di Pulcinella per alcuni deriverebbe da “piccolo pulcino” ovvero “Pulciniello”, per altri sarebbe la caricatura di un contadino di Acerra, Puccio d’Aniello, che nel ‘600 era un buffone locale, per altri ancora le origini arrivano al IV secolo a.C., ovvero Pulcinella come discendente di Maccus, personaggio degli spettacoli teatrali romani raffigurante un servo dal naso lungo e dalla faccia bitorzoluta. Pulcinella è però molt’altro.

Il suo vestito bianco e la maschera nera sono i tipici colori del mondo dei defunti o meglio del rapporto tra mondo dei vivi e mondo dei morti. Il bianco era nell'antichità il colore dell’abito del lutto, e anche il riferimento al pulcino, da sempre nelle leggende popolari simbolo del mondo ctonio non è casuale. Egli è dunque lo psicopompo, il traghettatore dell’aldilà, dunque colui che comunica e mercanteggia con la Morte come testimoniano le molte storie popolari messe in scena nei teatri di burattini.

La sua figura liminare è però curiosamente legata anche al Sud America.

I colori di Pulcinella ricordano molto infatti i Petros Velhos, anime di defunti che hanno portato a termine il loro “ciclo” e considerati nel Candomblè e nell’Umbanda appunto come guide spirituali. L’animo del trickers di Pulcinella ci permette di fare un’ulteriore paragone. Bruno Leone afferma “…Anche nel caso di Pulcinella, nella struttura antica, esistono molti contatti con l`Africa abbastanza misteriosi. In questo paese vi sono personaggi che hanno la stessa voce di Pulcinella, e hanno gli stessi significati simbolici. Per esempio il rapporto con il mondo dei morti, la maschera come mezzo di dialogo con la morte: Pulcinella è psicopompo, e la stessa cosa si trova in alcune maschere africane…”. Il Pulcinella aggressivo, più docile e remissivo, vitale e giocoso, sembra collegarsi direttamente al veneratissimo Eshù, una delle divinità più rispettate nella religione yoruba e nei culti sincretici correlati. Egli svolge il ruolo di intermediario fra gli dèi (gli Orisha) e l’uomo, espressione delle energie vitali che permettono il passaggio del Messaggio. Egli è il signore degli Eguns, gli spiriti degli antenati, in un rituale poco conosciuto ma che sembra davvero vicino a quello delle “pezzentelle” fin ora descritto. Infatti gli Eguns sembrerebbero più fortemente legati al concetto di spiritismo e di “entità” o “fantasma” più che di antenato tout court. Si parla spesso di una vera e propria società segreta dei veneratori degli Eguns, dalle chiare influenze kardeciste, i cui membri sono legati ad uno strettissimo riserbo.

Se Pulcinella ricorda il culto di Eshù, le pezzentelle sono strettamente correlate ad un altro culto diffusissimo in tutto il continente sud americano ed in particolare in Messico, quello dell’Anima Sola. L’iconografia più diffusa è quella di una donna incatenata che soffre tra le fiamme. Pregare per l’Anima Sola è una tradizione per molti aspetti diversa da quello del più diffuso culto dei santi. Invece di pregare per un santo che poi si appella a Dio, l’Anima Sola rappresenta le anime del purgatorio, che richiedono l’assistenza sia dei vivi e in cambio concedono loro qualcosa. In altre parole è l’anima abbandonata che richiedere preghiere ed attenzioni per velocizzare la sua ascesa in paradiso e dunque diviene grata a chiunque gliele dia.

In Messico, proprio come a Napoli, il culto dell’Anima Sola raggiunge il suo apice nel 1800 per poi diventare importante culto devozionale in tutto il Messico. In realtà il culto dell’Anima Sola è una forma di sincretismo tra i culti del mondo ctonio Maya e il Cattolicesimo. Le botaniche vendono moltissime immagini dell’Anima purgante, legata più che altro a richieste di amore, o di protezione dai nemici a cui temporaneamente vengono inviate sofferenze come quelle purgatoriali. In molte case messicane è collocato un piccolo altare con un’immagine dell’Anima purgante, candele ed acqua.

Jean Noel Schifano, già direttore dell’istituto Grenoble e del quotidiano Le Monde, non a caso ha identificato Pulcinella come una “figura-simbolo partenopea spesso bollata come folklore e invece vera porta sul genius loci della città… essere ermafrodito, Horus del popolo, figura esemplare del barocco esistenziale” coniando così una definizione antropologica forte, impregnata di significato, carica di storia e tuttavia ancora molto vitale.

Pulcinella è stato il primo meridionale ad emigrare andando a cercarsi una nuova vita nella commedia dell’arte di altri paesi europei, a radicarsi e ad assumere caratteristiche peculiari di quei luoghi; così è accaduto in Francia con Polichinelle, in Inghilterra con Punch, in Germania con Hanswurst, in Olanda con Toneelgek, in Austria con Kasperle, in Russia con Petrushka, in Turchia con Karagoz per citarne i più famosi.

 

 

In tutti i casi ha portato il “tutulus” coppolone tipico della città osco-campana Atella, la testa rasata tipica dei mimi oschi, la mezza maschera nera del lupo, il naso a becco d’uccello, le scarpe grosse ed infine il camicione e gli ampi pantaloni bianchi stretti in vita da una corda, abito caratteristico dei servitori, in giro per il mondo.

E poco importa se deriva dal maccus lo scemo, dal pappus vecchio avaro, dal dossenus gobbo imbroglione, dal bucco mangione e chiacchierone oppure ancora dal pullus gallinaceus da cui deriva il diminutivo napoletano “pullicino”.

Pulcinella è psicopompo,ovvero l’accompagnatore dei morti nell’aldilà e quindi una sorta di tramite tra il mondo dei vivi e quello dei defunti. La maschera è esattamente lo strumento di dialogo tra i due mondi. In continuità con le maschere mortuarie di cui si trovano magnifici esempi aurei nei resti micenei del tesoro di Ateo del XVI sec a.c..

Ma le maschere degli antenati fanno il loro ingresso nella storia conosciuta nei villaggi dell'alta Siria (compreso il Rojava) circa novemila anni fà, quando le mummie naturalmente essiccate lasciavano intravedere il volto come maschera, ispirando poi le forme dei miti successivi e in parte la loro interpretazione. In particolare la maschera/volto del Dio Horus, il Dio falco egiziano, col naso adunco, la cui nascita era celebrata il 25 dicembre, ucciso e resuscitato. Il suo culto insieme a quello dei genitori Iside e Osiride fu molto diffuso nella roma antica e in tutta l'Italia meridionale, ispirandone la cultura popolare e probabilmente anche parte del Cristianesimo primitivo.

ALUEI è un ritorno alle origini di Pulcinella. Gli ALUEI sono una nuova specie di Esseri Umani che liberandosi dall'Ego si proiettano direttamente alla dimensione Primigenia del "In principio era..."per intuire il futuro ed essere costantemente nel "qui ed ora". Gli ALUEI sono i nostri fratelli degli spazi siderali e Pulcinè è ritornato per portare il loro messaggio di ARMONIA, PACE COSMICA, RISPETTO E DIGNITA' per tutti gli esseri senzienti.

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