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Posseduti da una Maschera

May 1, 2017

 

In tutte le Culture durante la Storia dell’Umanità le maschere hanno rappresentato un fenomeno culturale.   Dalla Cultura australiana a quella artica, nel Mesolitico africano fino agli Stati Uniti del 21 ° secolo, le persone hanno sempre fatto uso delle maschere,  impiegandole in modi che solo apparentemente sembrano diversi, ma che invece hanno una comunanza di fondo. Le loro prime apparizioni sono state nei rituali religiosi. Indossando una maschera, i devoti si lasciano “impossessare” da un Dio o un Antenato,  che parla e agisce attraverso chi la indossa.

 

Il  portatore della maschera sperimenta esperienze spirituali e condivide il suo potere.

Un indigeno Igbo indossatore di maschera ci ha ha spiegato : “se io porto una maschera, quello che io vedo gli altri non lo vedono ... Se mi porto un gallone di ‘vino di palma’ alla bocca e lo bevo tutto,  un'altra persona non può farlo ... Percepisco le persone in modo diverso, perché quando li guardo, i miei occhi saranno gli occhi dello spirito che mi impossessa, non gli occhi della gente comune”

In alcune Culture si pensa che gli ‘spiriti’ che popolano le maschere possono essere ‘capricciosi’, addirittura ‘creature selvagge’; in alcuni rituali si assistite a fenomeni in cui i “portatori di maschera” devono essere messi in catene per impedire loro di attaccare spettatori; in altre ‘Maschere-Dei’ (come ad esempio l'Egungun del popolo Yoruba) sono ritenute in grado di soffiare “il respiro della benedizione” se la maschera è benevolente, ma anche in grado di uccidere persone non mascherate con un solo tocco.

 

Un particolare tipo di Maschera tibetana viene rimossa dal suo santuario solo una volta all'anno; in occasione della preparazione del suo cerimoniale questa viene mantenuta bloccata per tutta la notte in un tempio, i monaci cantano preghiere per evitare che il suo spirito maligno si liberi mentre  gli abitanti dei villaggi vicini durante la notte mantengono sbarrate le porte delle loro capanne.

 

Tra gli Ilahita Arapesh della Melanesia durante i rituali in maschera ‘uomini indossatori di particolari tipi di maschera’ sono entrati in una sorta di stato di possessione arrivando ad uccidere, ma le credenza culturale di questo popolo non condanna l’uomo mascherato perchè non ritiene responsabile l’Uomo-portatore, in quanto “è la maschera a commettere il reato”.   

 

Le Scienze etnoantropologiche ci spiegano che il mascheramento rituale in genere si è sempre accompagnato con balli e danze, e la storia ci dice che in molte culture queste usanze si sono  gradualmente trasformate in  forme di teatro in maschera. Questo avviene ancora oggi con la lirica cinese o giapponese, come ieri nel dramma della Grecia antica.

Sono molte le compagnie teatrali contemporanee dell’occidente che usano le maschere sia durante le prove che durante le performance, e le esperienze di attori portatori di ‘maschere-da-lavoro’ si caratterizzano per analogie suggestive a quelle dei portatori di ‘maschere-rituali’.

Keith Johnstone (ex direttore del Royal Court Theatre di Londra) ci racconta che lui ha ampiamente usato le maschere durante suo lavoro. In ‘Impro, Improvvisazione e Teatro (1979)’, scrive: “portando una maschera un vero attore si sente veramente come fosse posseduto da uno spirito. Sciocchezze? Forse, ma questa è l'esperienza, ed è sempre stato così!”.

Johnstone ci dice ancora che “le maschere hanno una personalità che persiste, a prescindere di chi l'indossa: ad una maschera con un naso adunco piace raccogliere bastoni e colpire le persone, indipendentemente da chi la indossa; oppure piace appollaiarsi sul bordo delle sedie e cadere. Una maschera deve crescere, proprio come una persona: una nuova maschera è come un bambino che non sa nulla del mondo ... Molto spesso una maschera dovrà imparare a sedersi, o a inchinarsi, o il modo di tenere le cose ... Non sanno come prendere i coperchi delle pentole. Quando gli oggetti cadono a terra, è come se hanno cessato di esistere. Ci sono studenti che prima di indossare la loro maschera, regressiva,  mi chiedono di uscire. Quando gli chiedo perché, mi rispondono: è stupido, ma ho paura che potrei urinarmi addosso, quindi preferisco andare in bagno. Ho notato che è anche comune per le persone che indossano le maschere lasciarsi andare nel minacciare le persone o impegnarsi in atti di vandalismo” Johnstone racconta la storia di un gruppo di insegnanti svedesi molto posati che, una volta mascherati, si misero a strappare i fiori nel giardino”

 

Dovunque ci siano maschere coinvolte, troviamo anche trasgressione.

Nella Venezia medievale, dove le maschere erano comuni accessori di moda, le leggi in uso al tempo testimoniano la tendenza anarchica attribuita a chi indossava una maschera: la pratica di indossare le maschere addirittura veniva regolamentata dalla legge: non potevano essere indossate dopo il tramonto, ai portatori di maschera era vietato portare armi o entrare nelle chiesa, agli uomini era proibito indossare maschere in un convento; in una legge del 1268 si vieta la pratica  apparentemente comune di indossare una maschera per lanciare ‘uova piene di acqua di rose’ alle donne.

Nel XVI e XVII secolo, si diffuse tra le donne di tutta Europa la moda di indossare una maschera, tipicamente confezionate in seta e velluto. Inizialmente, l’uso di queste maschere si rese popolare come mezzo per proteggere la carnagione dal sole, ma anche a causa  del pudore delle donne che si volevano difendere dallo sguardo indiscreto di uomini impertinenti; ben presto, però, le Donne si resero conto che le maschere in effetti proteggevano le loro identità, e cominciarono ad indossarle per motivi ‘meno onorevoli’; si andava a teatro mascherate per poter assistere a rappresentazioni malviste dalla aristocratica opinione pubblica, ma accadeva anche che una maschera consentisse ad una “nobile signora”  di flirtare scandalosamente senza perdere la sua reputazione; la maschera si rivelava un accessorio indispensabile quando usciva furtivamente per un appuntamento amoroso.

 

In sostanza, non appena la gente mette su una maschera inizia a violare le norme sociali.

Nella Psicologia sociale, questo effetto è noto come 'disinibizione', ed esiste una ricca letteratura scientifica sulle maschere quali “oggetti di scena disinibitori”. 

 

In un esperimento nel 1976, i ricercatori della Western Illinois University pagaron

 

o degli studenti per camminare all’interno del campus portando uno striscione con su scritto: 'La masturbazione è divertente'. Gli studenti ai quali fu chiesto di indossare una maschera sportiva protettiva (tipo quelle da hockey del film  Venerdi 13) si resero disponibili a farlo per una media di 29.98 dollari, mentre gli studenti ai quali fu chiesto di farlo senza maschera chiedevano quasi il doppio. In uno studio del 1979 alla Purdue University, si scoprì che alcuni bambini vestiti da ‘Hallowin’ quando venivano lasciati soli davanti una ciotola di caramelle, raccomandando di prenderne solo un pezzo, si rivelavano molto più propensi ad afferrare una manciata di caramelle se il loro costume includeva l’indosso di una maschera, anche quando avevano già rivelato la propria identità ai ricercatori.

Studi recenti che hanno come oggetto i comportamenti sociali virtuali (tramite social media, chat room, etc. etc.)  stanno dimostrando che modelli di comportamento nelle relazioni sociali on-line appaiono identici a quelli osservati nella Realtà.

 

Continua nella parte 2^   

 

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